TRE PROPOSTE PER L'EUROPA – Alberto Bagnai

Qui siamo fra gli amici di Rousseau, Rousseau nasce spiritualmente nel 1750 con il “Discorso sulle scienze e le arti” nel quale fa un’operazione che è quella – sostanzialmente – di negare il senso di un dibattito che gli era stato sottoposto, cioè il dibattito sul valore che il progresso delle scienze può avere nell’elevare la morale umana Lui non era un progressista, non aveva l’ideologia del progresso degli economisti attuali e degli illuministi di quel tempo che – in qualche modo – sono ideologicamente legati Il 1750 è anche l’anno in cui muore fisicamente Bach per mano di uno scienziato John Taylor, non quello della regola di Taylor (nel caso ci fosse un economista in sala), ma uno che andava in giro a dire di avere la soluzione facile per dei problemi – in particolare quello della cataratta -, operava le persone chiedendogli di tenere una benda sugli occhi per sei giorni: lui al terzo giorno se ne andava così prendeva tre giorni di vantaggio rispetto al momento in cui loro si sbendavano e capivano di essere diventati ciechi Questo è un modo in cui – diciamoci – anche questo mi ricorda la storia dell’Euro Allora vedete, io vorrei… siccome siamo in campagna elettorale, ma io non sono ancora completamente un politico e siccome in tutta la mia attività di divulgazione e in tutta la mia attività politica del consenso me n’è fregato anche poco, perché ricordiamoci che (queste sale ce lo ricordano) l’azienda di maggior successo degli ultimi due millenni è stata fondata da uno che diceva di voler portare la spada, di voler separare le famiglie, insomma uno che non aveva paura dei messaggi divisivi Quindi sinceramente chi vuole capire capisce, chi non vuole capire non capisce: in questa cosa mi lascia assolutamente indifferente Immaginate la mia frustrazione di essere qui ad ascoltare delle cose che sono volevo rimettere il calendario, sono arrivato dieci minuti in ritardo a un dibattito che arriva francamente sette anni in ritardo e bisognerebbe anche chiedersi perché Cioè, noi… con tutto il rispetto per il collega del PD che ha fatto il suo compitino federalista molto ben fatto e per il quale gli auguro un ottimo successo politico; io penso che questa mia esperienza continuerà abbastanza, se lui cresce ci rincontreremo Faccio una considerazione molto semplice: li abbiamo dovuti sconfiggere per costringerli a parlare di cose che hanno un senso in un momento in cui tutto sommato non ha più molto senso parlarne E vorrei anche dire che a me fa un pochino specie venire qui ad ascoltare nel 2019 cose che ho scritto nel 2012, soprattutto se chi me le racconta è uno che mi ha attaccato nel 2014 per aver detto quelle stesse cose, quindi qua chiaramente è successo qualcosa – no? – e bisogna Qualcuno ride perché ha partecipato a questo dibattito, qualcun altro non sa di cosa sto parlando, adesso allora entro un pochino più nel merito Intanto io vorrei fare delle riflessioni di principio, darvi poche idee che vi possano servire metodologicamente per interpretare la realtà; poi voi con questi strumenti fate il lavoro che credete, compreso non usarli e continuare a ragionare con la logica dell’appartenenza Una logica alla quale la democrazia rappresentativa – in qualche modo – fatalmente ci porta: noi votiamo per il nostro partito, il partito che appartiene a noi e che noi apparteniamo a loro, con anacoluto machiavellico Bene, allora intanto ricordo che anche se questa è un’istituzione religiosa chi vuole continuare a recitare il rosario può accomodarsi nella navata della basilica, anziché farlo qua dentro perché dà anche un po’ fastidio, ma questo è sull’ordine dei lavori: va bene? Allora, l’Euro è solo una moneta e la moneta è solo uno strumento No! Non si può ragionare così! Le monete non sono strumenti, le monete sono istituzioni: sono istituzioni governate da istituzioni Dire che l’Euro è solo uno strumento significa avere una visione del fatto monetario naif, naif e profondamente di destra teorica, profondamente neoliberista L’idea che la moneta emerga come un bene, una commodity, una merce fungibile che viene usata nello scambio perché il baratto è poco pratico in quanto ti costringe a girare con un sacco di roba in cui devi avere – non so – un sassofono, un avocado, un maialino da dare in cambio a quello che incontri, il quale a sua volta: «Quanti sassofoni mi dai per un maialino?», «Ti do cento avocado», cioè il mondo non ha mai funzionato così e quindi la moneta non è mai stata una commodity, una merce fungibile che ha avuto il compito di liberare gli uomini dalle difficoltà del baratto

Bibliografia essenziale: “Debito. I primi 5.000 anni” di David Graeber, leggetelo è divertentissimo! Spiega che gli uomini hanno sempre commerciato e vi spiega anche come hanno fatto E vi spiega anche che cos’è la moneta, che è una cosa che ci può servire Allora, l’Euro, la moneta è un’istituzione e come tutte le istituzioni cristallizza dei rapporti di forza che sono quelli che si affermano nel momento in cui le istituzioni nascono Quindi l’idea che: «L’Euro, signora mia era una cosa tanta bella, però – purtroppo – poi so’ arrivati li conservatori e l’hanno usata tanta male!» Eh no, no! Cioè, se vogliamo fare i pensatori raffinati non facciamo questi discorsi da portierato (con tutto il rispetto per le portiere cui ho visto molto spesso fare dei ragionamenti più raffinati), non funziona così! E che non funziona così ce lo dice la memoria storica La storia naturalmente insegna, ma non ha alunni Va bene! Non c’è problema: faccio una rapidissima ripetizione gratuita a chi qui evidentemente ne ha bisogno La fonte prima (secondo una quantità di studi e di istituzioni internazionali, incluso l’ILO, l’International Labour Organization) degli squilibri dell’eurozona qual è stata? Perché le cose sono andate bene per un po’ e poi hanno cominciato ad andare male? C’è stata la riforma del mercato del lavoro, cioè il sacro macello dei lavoratori tedeschi, fatto da chi? Dal solito macellarietto di sinistra: dal socialista Schröder! Ovunque in questo meraviglioso spazio di concordia e di progresso sociale, dove bisogna guardare sempre avanti perché avanti c’è “il sole dell’avvenire”, ovunque le riforme regressive per i diritti dei lavoratori sono state fatte dai politici di sinistra! Quindi non ci raccontate questa fregnaccia che la destra cattiva ha usato male l’Euro neutro o addirittura l’Euro buono in quanto che supera lo Stato-Nazione cattivo che è un modello fallimentare, tanto è vero che gli Stati che si stanno affermando, emergenti o maturi siano gli Stati Uniti (che sono una grande Nazione), sia la Cina (che è una grande Nazione) sono Nazioni – e questo per il fallimento del modello a cui alludeva anche la collega Stirati Collega docente, perché io sono in aspettativa, ma “semel abbas, semper abbas” – quindi non ci raccontate queste cose qui, cioè non ha funzionato così La presenza di alcuni vincoli politici, indotti dallo strumento monetario, ha reso più facile e direi inevitabile in questo senso – diciamo così -, anche se mi chiedo perché non mi aiutasse a spiegarlo cinque anni fa, devo dire che è stata molto perspicua l’esposizione di Fazi Cioè, non c’è una possibile redenzione socialista all’interno di questo progetto per un motivo banale, che è stato spiegato non da Alberto Bagnai che non ha spiegato niente: ha solo avuto il coraggio di dire in modo sgradevole, particolarmente sgradevole, delle cose che nessuno voleva sentire, quindi rendendosi il compito ancora più complesso Però, insomma, va bene così: non faccio citazioni altrimenti parte l’agenzia con il neofascismo che non c’entra una mazza perché vorrei ricordare la definizione di fascismo finanziario che ha dato l’Onorevole Tremonti, ecco quella è più attinente – secondo me – al tema di cui parliamo Perché le regole nelle quali siamo, le istituzioni nelle quali siamo e quindi l’Euro rendono certi percorsi, quello dell’austerità che ha fatto i danni esposti con tanta chiarezza dalla collega Stirati lo rendono inevitabile? L’ha spiegato Paul De Grauwe nel dibattito (in tante altre sedi, ma per i lettori italiani, per venirvi incontro) nel dibattito che nel maggio 2017 Luigi Zingales condusse su “Il Sole 24 Ore” Fondamentalmente il tema che si sapeva (perché era la testata d’angolo della teoria dell’area valutaria ottimale, quindi è da quando sono nato io, che a zero anni non potevo fare teorie, la fece Mandel per me a quell’epoca, come sapete – no? – e ci prese il Nobel), si sapeva che in una Unione Monetaria la flessibilità del cambio deve essere sostituita da qualcos’altro che è la flessibilità dei salari Ci può essere stato forse un fesso su tre miliardi di abitanti della terra a quell’epoca che può aver pensato che la flessibilità sarebbe mai stata giocata al rialzo Siamo in una economia capitalistica, ragazzi! Cioè, benvenuti nel mondo reale! Dove i capitalisti sono più potenti, hanno il controllo dei media, hanno più facilità di coordinarsi e quindi è ovvio che la flessibilità la giocano nel senso che fa comodo a loro

Sapete com’è? Posto che la torta poi si muove, ma siccome quella è: se scende la quota dei salari, sale quella dei profitti e benvenuti nel mondo della disuguaglianza Funziona così e naturalmente dice: «Ma la disuguaglianza c’è anche altrove» Certo, ma io mica ho detto che è tutta colpa di vi ho detto che queste sono dinamiche che in Europa sono state facilitate da certe regole, lo si vede anche nei dati che ha proposto la collega Stirati: la recessione c’è stata ovunque, poi noi – siccome abbiamo certe regole – l’abbiamo aggravata Allora, questo è per mettere nel contesto le cose che… a questo punto vorrei rispondere alla domanda se me la ricordassi, qual era? Ho paura di quello che sto per dire, ma se la mettessi al turno dopo così passiamo Allora aggiungo solo una cosa a conclusione di questa storia qui, d’accordo? Vi ho detto che tutta una serie di cose tutti gli economisti le sapevano e quindi, a testimonianza del fatto che il progresso scientifico non implica un progresso etico, mi basterebbe citarvi il fatto che chi ha scritto su prestigiose riviste internazionali quello che la collega Stirati ha detto? Cioè, che la riforma della Fornero è stata una delle cause dell’aumento della disoccupazione? Tito Boeri! Cioè, attaccare in sede scientifica una cosa della quale scientificamente non puoi dire altro che è una boiata, salvo poi difenderla in sede politica nel dibattito Se mi seguite nel Twitter feed avete anche il link all’articolo in cui lui fa questa operazione Quindi qui abbiamo un serio problema di etica dell’élite se credente (sempre) e talora sedicente intellettuale – d’accordo? – del Paese e abbiamo anche un serio problema di democrazia Perché quello che ho imparato entrando in politica, tutte queste cose le sapevano tutti, adesso voi magari… qualcuno di voi no perché non sono economisti, è normale: non c’è nulla di male Qualsiasi economista le sapeva, sono banalità Lasciamo perdere quelli che hanno il sogno di Spinelli, vabeh! Quelli sono una specie in via di estinzione e noi li tuteliamo anche nel dibattito Io passo l’85% del mio tempo a tutelare la mia adorata opposizione di sinistra nella Commissione che presiedo e mi dà tantissime soddisfazioni Queste cose si sapevano! Allora, io che cosa ho imparato entrando in politica? Beh! È un dato molto semplice: che in politica contano i numeri e allora è inutile fare il discorsetto «Dimo, famo, uscimo, cambiamo, qua e là»: i numeri non ci sono! E i numeri non ci sono anche perché, quando qualcuno ha cercato di attivare un risveglio democratico di questo Paese, tutti hanno remato contro salvo poi svegliarsi perché la faccia bisogna salvarla – no? – e ci siamo capiti? Allora, il problema è questo: noi abbiamo un grosso problema democratico che si autoalimenta, quindi noi siamo in un sistema che va allegramente verso il collasso Poi abbiamo – ovviamente – come in ogni Titanic l’orchestrina (l’abbiamo sentita) e abbiamo chi sta al timone E lì io non ci sto perché non sono al Governo, ma magari poi prima o poi ci starò In questo momento la maggioranza che sostiene questo Governo non fa parte dell’orchestrina e questo è già un vantaggio Cioè, alla domanda della collega Stirati: «Perché, visto che tutti sono consapevoli che bisogna farsi sentire, prima non ci si è fatti sentire?» Beh! Ma questo è evidente! Perché quella cosa della quale si parlava, cioè l’isolamento, l’irrilevanza, la subalternità che secondo alcuni avremmo fuori da questo progetto politico e attenzione non mi soffermerei solo sull’Euro, il problema è più complesso, insomma, più generale Noi l’abbiamo avuta dentro, noi abbiamo avuto il ritorno delle SS (come l’ho chiamata nel blog: le “Sinistre Subalterne”), abbiamo avuto due tipi di subalternità: la subalternità di governo e la subalternità di lotta La subalternità di governo era quella del collega Padovan, il collega Padovan diceva: «Sì, vabeh! Le cose non vanno, però se noi obbediamo alle regole e diventiamo credibili allora, poi dopo, ci daranno qualcosa in cambio» Che è un po’ ragionare come un internato in un campo di concentramento Naturalmente non si può ragionare così se si appartiene a un Paese che ha due millenni e fischia di storia e che ha 60 milioni di abitanti operosi che ogni mattina, chi ce l’ha, si svegliano e vanno a fare il loro lavoro con dignità, checché ne dica la simpatica stampa di sinistra che per giustificare i fallimenti dei suoi mandanti politici deve dipingere questo Paese come un Paese di lazzaroni e di corrotti Perdonatemi, sarò identitario, però sappiamo benissimo che questo è uno strumento di controllo delle masse e non è il più simpatico Quindi cosa si può fare in positivo?

Mah! Intanto bisogna guardare il progetto realisticamente e descriverlo per quello che è Allora, l’unione delle regole – di cui accennava l’altresì collega Luca Fantacci – è un non-sense, non sono mai esistite le regole, le regole sono sempre state interpretate per gli amici e applicate ai nemici, ma nelle grandi come nelle piccole cose È stata fatta la regola del 3% deficit nominale su PIL, la Germania l’ha violata, la regola è stata cambiata: «Ma sì, però veniamoci incontro» Se ci sono riforme strutturali come quelle che abbiamo fatto noi, per cui a sanatoria, non è successo niente; è stata fatta la regola del 6% di surplus commerciale su PIL: «Sì, vabeh! Noi la violiamo da sei anni, ma noi possiamo farlo» È stata fatta la regola… cioè: è stata fatta la regola che ci vogliono 20 parlamentari per fare un Gruppo parlamentare al Consiglio d’Europa? Arrivano 21 populisti, si vota in fretta e furia una risoluzione: e mo’ ce ne vogliono 28! Questa è l’Europa delle regole! L’idea di sostituire la politica, la discrezionalità, il giudizio del politico che è espressione della sovranità popolare, che è eletto attraverso un processo democratico, sostituire questa discrezionalità con regole è un’idea fasulla, è un’idea idiota come sanno essere profondamente idioti i tedeschi che sono un popolo profondo, anche nell’idiozia! Perché si capisce subito qual è il punto, il punto è molto semplice: non è vero – come sostengono gli ordoliberisti – che le regole occorrono per creare parità di condizioni, per creare il level playing field, perché anche le regole sono istituzioni e anche le regole che cosa fanno? Cristallizzano i rapporti di forza esistenti nel momento in cui esse vengono dettate, tant’è vero che poi – se i rapporti di forza cambiano – vengono spazzate via dal più forte e il debole s’attacca Guardate cosa è successo in campo bancario! Ma perché voi siete di quei boccaloni che pensano che adesso Deutsche Bank salta e quindi fanno il bail-in? Ma gli faccio un applauso, glielo faccio da solo: non funzionerà così! Voi e 60 milioni di vostri concittadini verrete ripresi in giro perché si inventeranno qualcosa per non applicare a se stessi le regole che hanno applicato a noi e si sono già portati avanti con il lavoro Il dibattito va osservato, voi dovete gettare ogni tanto un po’ di anilina nelle fessure e poi vedere dove riaffiora l’acqua rossa, come si fa sul Carso dove tante cose rosse sono state versate, no? Per arrivare a questo bel risultato, il risultato che piace tanto a quelli che festeggiano il 25 aprile, forse perché si sono dimenticati che nel frattempo hanno restituito ancora una volta a un progetto imperialistico il destino del nostro Paese Allora (perdonatemi, mi accaloro, mi infervoro) non devo infervorarmi, però siccome il nostro problema è dato da istituzioni sbagliate è chiaro che il problema sono riforme istituzionali Cioè, l’analisi che non posso rendere più esplicita, ma che era molto nettamente leggibile fra le righe della collega Stirati è assolutamente corretta, tanto è vero che io auspico che lei diventi un futuro Sottosegretario e penso che – se questo la può consolare – le dirò che alcune di queste slide sono state recitate in aula al Senato da un parlamentare populista della Lega Laddove la cosa ti preoccupi, potrebbe coincidere cose che si possono riconciliare col populismo Allora, è tutto molto vero, tutto molto corretto, come si fa a gestire processi traumatici in condizioni nelle quali hai potenziali rischi di infedeltà della burocrazia (ce li hai), ma non infedeltà per cattiveria! Qui si tratta di fare una rivoluzione culturale, non pensate a quelle brutte cose – insomma – che facevano i comunisti cattivi, ma bisogna proprio cambiare paradigma culturale Finché rimaniamo nel mondo della moneta-merce, della medicina che fa bene se amara, cioè finché siamo pre-keynesiani (adesso, scusate, taglio. Se poi qualcuno ha delle curiosità sviluppiamo meglio questi passaggi), finché siamo pre-keynesiani non se ne esce perché in perfetta buona fede io adesso devo riconoscere ai miei avversari politici il sacrosanto diritto di avere una percezione di ciò che è l’interesse del Paese diversa dalla mia e devo confrontarmi con quella! Mentre, chiaramente su Twitter o su un blog, scrivi il cavolo che ti pare e non devi confrontarti con nessuno Ma la vita non funziona così! Quindi è chiaro che noi dobbiamo affrontare il tema delle riforme istituzionali E un modo per proporle ai traditori del Paese è il “facciamo come” Fantastica l’intuizione di Antonella: dovremmo fare come la Germania A tanti livelli, cioè dovremmo cominciare a dare Europa a chi chiede Europa, a cominciare da certe istituzioni che qui in Italia hanno un design, una struttura totalmente anomala

ed aberrante rispetto a quello che succede in qualsiasi altro Paese del sistema europeo delle Banche Centrali Quindi cominciamo a dare Europa a chi ha chiesto Europa e poi chiediamo: «Ne vuoi ancora? Tieni: ce n’è ancora», vedrete che alla fine non ne vorranno più e cominceranno a venire a patti con la realtà Quindi – chiaramente – questo è un pezzo di strada da percorre Noi quanto spazio abbiamo per fare politiche che consentano di mettere in sicurezza il Paese, che consente alle imprese di riaprire, che consentano ai giovani di vedere un futuro, che consentano alla gente di lavorare e di creare valore? Lo spazio non è tanto perché vorrei ricordarvi che se si espande la domanda di beni in un Paese che comunque viene da una crisi e quindi il lato dell’offerta ha delle strozzature e che comunque ha dei rapporti di cambio svantaggiosi verso altri Paesi, a un certo punto si urta contro il vincolo della bilancia dei pagamenti Noi siamo riusciti a ridurre il nostro debito nei riguardi dell’estero, politiche eccessivamente espansive lo farebbero aumentare Ma margine ancora c’è, margine ancora c’è e noi quel margine vogliamo sfruttarlo e lo stiamo sfruttando Vedete che alcune misure di questo Governo vanno in quella direzione Tante, poche, si può, non si può, parliamoci chiaro: se noi potessimo anche semplicemente prendere non dico l’Europa del Trattato di Roma, non dico l’Europa pre-Maastricht, ma l’Europa di Maastricht, l’Europa prima dell’adesione di tutti i politici e gli intellettuali europei a quella solenne boiata neoclassica che è il concetto di prodotto potenziale (quindi l’output gap, quindi la flessibilità), se noi cioè potessimo fare il 3% di deficit PIL già quello basterebbe per rianimare l’economia rispetto ai risultati in cui siamo Perché voi sapete che quel 3% non possiamo farlo perché – come è stato prima accennato da chi mi ha preceduto – il concetto di prodotto potenziale implica che, secondo le regole europee, portare il tasso di disoccupazione italiano con politiche espansive sotto il 9% farebbe aumentare (più esattamente accelerare) l’inflazione E questo non lo si vuole fare perché bisogna tutelare la stabilità dei prezzi che è inflazione al 2% Notate che non lo si vuole fare e non ce lo fanno fare senza guardare all’inflazione, che in questo momento è molto più bassa! Quindi, fra l’altro voglio dire: che diavolo di metrica stiamo usando se non va neanche a guardare l’obiettivo che si propone, cioè il controllo dell’inflazione? Capite quanto è assurdo il sistema nel quale siamo immersi? Mi rendo conto che questi passaggi sono un po’ rapidi e a qualcuno potranno sembrare un po’ oscuri Ho dei candidati – diciamo così – a questa cappa di oscurità, ma altri invece sono annoiati perché sono nove anni che leggono ‘sta roba sul blog di una specie di comunista o populista, non mi ricordo Però quello che bisogna fare è riflettere su questo tipo di meccanismi qua, dopodiché sentite, io vi voglio dire una cosa: prima ho detto che da politico ho avuto il piacere di vedere che cosa succede quando l’Europa arriva da quelli che pensavano di potersela permettere e poi, dopo aver fatto i gradassi in pubblico – e qui ci sono persone della mia segreteria particolare che sorridono sotto i baffi – vengono in privato come cagnolini bagnati a chiedere di essere difesi da quell’Europa che hanno invocato per gli altri Questo ho visto io da politico, d’accordo? Però ora sono un politico, se fossi un blogger mi accontenterei della soddisfazione intellettuale, farei: «Te l’avevo detto!» Non posso fare così, devo occuparmi di salvare tutti Spesso questi cialtroni sono responsabili di istituzioni importanti dalle quali dipende il vostro benessere: devo mandarli a stendere o devo venire a un compromesso e cercare soluzioni che non compromettano i vostri risparmi, che non compromettano i vostri redditi? Ovviamente la seconda – no? -, mi sembra chiaro Quindi è piuttosto complesso combattere il male senza poterlo sterminare Purtroppo dai tempi della santa inquisizione qualche progresso lo abbiamo fatto – ecco – non possiamo mettere al rogo chi non la pensa come noi e questo – tutto sommato – è un bene perché il cerino non si sa chi ce l’ha in mano: oggi noi, ma poi chissà a chi resta in mano per ultimo? Bene, questo è un pochino il quadro complessivo nel quale ci stiamo muovendo Con le difficoltà, poi venendo alla cronaca, che vedete: siamo in campagna elettorale, si litiga, però insomma… guardate, adesso non so, probabilmente uscirà un’agenzia a un precedente convegno di carattere semi-scientifico in presenza del collega Padoan ho detto che sono sempre l’ultimo a sapere le cose e hanno fatto un agenzia:

“Bagnai: «Sono sempre l’ultimo a sapere le cose»” Era ovviamente ironico, era una battuta ironica nei riguardi del Sottosegretario Buffagni che diceva che eravamo in crisi Qui propongo agli eventuali giornalisti in sala, a chiusura di questo dibattito scientifico (almeno per quel che riguarda la parte mia e penso di avere avuto il secondo turno, eppure dopo stare zitto) un’altra agenzia: “L’amore non è bello se non è litigarello” Vale per la coalizione di governo, vale anche per l’Europa Abbiamo sempre litigato, ci siamo scannati (ovunque, non so in Valtellina, in Provenza) e poi, però siamo andati avanti Quello che dovrebbe farvi più paura (e parlo di paura) non è il fatto che nel 2030 il mondo finirà perché farà troppo caldo, come l’evidenza anche questa mattina dimostrava, ma è una cosa diversa: è il fatto che qualcuno vi proponga, vi imponga, vi imponga la pace con la pretesa di rimuovere il conflitto Invece il conflitto è vitale: deve essere gestito, deve essere mediato politicamente, non a caso chi si propone di imporvi la pace si propone anche di rimuovere la politica, come è stato osservato e deprecato direi quasi unanimemente, forse addirittura unanimemente seppure in alcuni casi più forse esteticamente che convintamente (e con questo ho finto tutte le “menti”) da alcuno Qui tutti sono stati d’accordo nel dire che la rimozione della politica c’è e guardate che paradosso: noi abbiamo ridato alla gente la voglia di partecipare non ai convegni ritardatari, ma alla vita politica e appena gli abbiamo dato l’idea che questo avesse un senso hanno votato a destra Qua una domanda bisogna farsela Io qua dovrei dire: «L’avevo detto», però me ne sto zitto perché – diciamo – nel frattempo le cose sono andate in un certo modo Pensateci chi vuole tornare a essere politicamente rilevante dovrebbe pensarci Devo dire che siccome le persone – diciamo così – intelligenti e colte normalmente utilizzano la cultura come una specie di corazza per essere impermeabili alla realtà e come una specie di salvacondotto morale, ritengo che il consenso popolare possa prescindere – in realtà – da un’attività di divulgazione Perché, vedete, la mia esperienza le persone più – per usare un termine desueto – diciamo umili, appartenenti alle classi sociali svantaggiate, avevano capito tutto molto prima degli intellettuali di loro riferimento, d’accordo? Il che significa che con loro il mio ruolo era inutile e l’affetto che mi dedicano è una cosa incredibile: come fanno a volere bene a una persona così antipatica e così programmaticamente, direi, stronza Scusate, me lo dico da solo Perché hanno trovato negli scritti non miei che offrivo alla loro lettura la conferma del fatto che il loro intuito aveva squarciato il velo di Maya e quindi – fondamentalmente – che io ero inutile e i loro intellettuali di riferimento erano dannosi Quindi, sul fatto che la consapevolezza aumenterà io ho scarsi dubbi, anche perché ci sono dinamiche oggettive Prendiamo il caso dei famosi tassi negativi: dall’ultima volta in cui ci siamo visti a me è capitato anche di scrivere un articolo che se mi seguite su Twitter ho fatto una piccola bibliografia essenziale di questo incontro, lo trovate al punto 3, nel quale spiego una cosa molto semplice I tedeschi, essendo un Paese creditore, creditore quindi che accumula ricchezza – d’accordo? – sono sempre stati restii all’idea che Keynes aveva avuto a Bretton Woods: «Penalizziamo chi accumula dei surplus esteri, chi tesaurizza i soldi che guadagna vendendo bene agli altri» A cosa serve il tasso negativo? A disincentivare la tesaurizzazione, perché se tu tieni il gruzzoletto da parte e quello – invece di accumularsi perché ha interessi positivi – si decumula perché ha interessi negativi, lo reimmetti nel circuito del reddito e spendi e compri Questo era il mondo che Keynes voleva e che Luca vuole e che anch’io voglio, ma noi non dobbiamo volere niente! Perché? Perché i tedeschi hanno per la logica economica, la violenza della logica economica gli impone il mondo che non volevano Infatti i tassi negativi che loro non volevano sono costretti ad averli perché servono a tenere un Euro sufficientemente basso da non rompere il giocattolo dell’Euro

Perché l’Euro deve avere… cioè ti ricordi quando l’Euro era a 1,4 e tutti dicevano: «Oddio, oddio! Ma se usciamo la Lira si svaluta!», dicevo: «Guardate, noi svaluteremo stando nell’Euro» E svalutammo del 22% nell’Euro Bene, questo che cosa vuol dire? Vuol dire che adesso le banche tedesche perché stanno andando per aria? Vabeh! Se siete dei follower di Zero Hedge o simili blog complottardi di economisti austriani: «No, perché c’hanno gli Asse II, la supercazzola level, ecc… ecc…» No, banalmente perché con tassi di interesse bassi una banca non guadagna: quelle banche non stanno guadagnando e quindi andranno per aria e ovviamente pagherete voi, perché naturalmente vi daranno l’assicurazione europea sui depositi (cioè il fatto di poter essere tutelati nel proprio conto corrente) quando servirà a loro per prendervi i soldi Attenti a questo Noi ci stiamo attenti, quelli del sogno no, quelli del sogno continuano a volere fregature Quindi, in altre parole, il tasso negativo scacciato dalla porta gli è rientrato dalla finestra e li sta schiantando Cioè, quello che vogliono i tedeschi… cioè, nessuno è forte, nessuno ferma il vento con le mani Risalendo: “L’economia come variabile indipendente non può essere presa per ipotesi” Mah! Non lo so, cioè io sono così: conservo da una precedente appartenenza politica l’idea di un certo barbuto di Treviri, secondo cui – tutto sommato – le dinamiche economiche sono struttura Certo, è chiaro che noi – per esempio – 70 anni di pace li abbiamo avuti perché abbiamo perso male una guerra È abbastanza evidente che se – diciamo così – in Forida ci fossero basi militari italiane noi in questo momento staremmo esportando la democrazia nel resto del mondo, invece ci sono basi militari americane in Sicilia e l’America esporta la democrazia nel resto del mondo: è andata così D’altra parte stiamo parlando della storia degli ultimi cento anni: sono 4 milioni di anni che stiamo in piedi, sono tre miliardi di anni che c’è l’ossigeno nell’atmosfera Vi ricordo che è stata una gravissima catastrofe per le muffe – peraltro, insomma – quindi va tutto visto un po’… va un po’ relativizzato L’unica cosa fondamentale è che l’uomo la mattina si alza, deve lavorare per riempire la pancia sennò muore e questo, che piaccia o no a fisici, botanici, astronomi, astrologi, stabilisce un ovvio primato dell’economico su altre dimensioni Ma lo dico con grande umiltà e con la necessità di maneggiare questo primato in modo che sia utile, in modo che sia costruttivo, in modo che non schiacci il dibattito su dimensioni non produttive di risultati Come funziona il discorso del prodotto potenziale? Allora, intanto il discorso del prodotto potenziale è molto interessante perché vi fa capire che gli imbecilli secondo cui l’inflazione è un fenomeno monetario nel senso che deriva dalla stampa di moneta sono imbecilli – vabeh! – fino a qui per definizione Le stesse regole che loro invocano smentiscono questo assunto: la crescita dei prezzi è sempre data dall’incrocio fra domanda e offerta, d’accordo? Questo è il tema fondamentale Il punto è capire quanta è l’offerta nel momento in cui vuoi fare politiche di domanda Esempio: vuoi aumentare i salari pubblici, vuoi mandare della gente in pensione e alzargli la pensione? Così facendo alzi la domanda Perché? Perché loro hanno più soldi a disposizione e quindi possono comprare beni Quanto puoi farlo, data l’offerta di beni disponibili senza che questo faccia crescere i prezzi? Questo è il meccanismo, d’accordo? Quindi tutto il discorso “prodotto potenziale”, “output gap” è tutto un cercare di capire a che punto siamo nell’incrocio fra domanda e offerta Se non siete allergici ai disegnini e alle formulette, al punto 4 della personale bibliografia che vi sto facendo su Twitter trovate un articolo di due economisti tedeschi molto bravi – che è uscito due anni fa o un anno fa, non mi ricordo adesso -: Jakob Kapeller e un altro che spiegano le technicalities Quindi Nino potrà trovarlo utile e altri potranno trovarlo utile Quello che non sapevo, cioè che questo tipo di regola accentui la deflazione lo sapevo, quello che non sapevo e che è spiegato molto bene lì è che questa regola è destabilizzante sempre, cioè anche durante l’espansione L’articolo argomenta molto bene che proprio la presenza di regole basate sul PIL potenziale sono quelle che hanno determinato il surriscaldamento dell’economia spagnola, in particolare greca,

che poi ha portato al successivo crash Quindi noi abbiamo a che fare con delle regole che sono assolutamente destabilizzanti Che fare? Beh! Allora, il piccolo populista che è in me può dirvi alcune cose È chiaro che noi – ovviamente – dovremmo ragionare in termini di cancellazione del principio del pareggio di bilancio e quindi ritornare sulla riforma dell’articolo 81 Abbiamo i numeri per farlo? Non lo so, vediamo se li abbiamo, vediamo se il PD vuole votare austerità: andiamo a sfidare il PD su questo, banalmente E questo è un pezzo Poi questa è una cosa che possiamo fare qui in casa Poi, l’Europa vuole gli investimenti? Bene, allora finalmente applichi la golden rule, cioè scorpori dalle sue regole tutto quello che è spesa per investimenti pubblici senza costringerci a stare nell’ordine dei 200 milioni, dei 400 milioni che il Ministro Salvini ha messo nel decreto per i piccoli comuni, i 300 milioni che finora sono stati sbloccati con lo sblocco degli avanzi dei comuni virtuosi Qua ci vogliono miliardi! Ovunque andiamo l’Italia è una buca, un ponte fatiscente Voi vedete questi piloni con il tondino d’acciaio corroso a vista, vi fate il segno della croce ogni volta che imboccate un viadotto, io almeno così… cioè non può andare avanti così, ma non è il discorso di milioni: è un discorso di miliardi Bene, vogliamo spenderli e non contarli nelle famose regole Poi, l’Europa esiste? Allora deve battere un colpo lei Allora, le infrastrutture importanti – quelle di rilevanza europea – le finanzi lei Come? Con la BCE, per esempio Perché non chiedere, non pretendere per stanare la simpatica Europa che dice di esistere, ma non c’è quando serve? Perché non c’è quando c’è la crisi migratoria, non c’è quando c’è… oppure c’è troppo quando prima è stata evocata la guerra in Jugoslavia: quello è un altro grande successo dei famosi 70 anni di pace europea, no? 140mila morti direi che ci possiamo stare: morto più, morto meno Quindi facciamo un discorso comune sui grandi assi infrastrutturali e finanziamoli senza debito, in un contesto deflattivo si può fare Se la stabilità dei prezzi è il 2% d’inflazione quando l’inflazione è all’1% i prezzi non sono stabili, i prezzi non stanno crescendo abbastanza Il che è – ovviamente – un aggravio per tutti i debitori pubblici e privati E questo è un qualcosa che si può Poi ovviamente non si aumenta l’IVA, ecc… ecc… ecc Non entro su temi più di attualità che qui non interessano visto che stiamo volando alto, diciamo così Quindi le cose da fare ci sono e ho sentito uno scusi alla mia sinistra e quindi penso di dover interrompere questo No, no, non voglio chiudere perché non esiste la fine della storia, cioè cerchiamo di capire una cosa: questa roba nella quale siamo è stata anche ci siamo fatti smerciare della paccottiglia culturale, ci siamo fatti smerciare l’idea che la storia fosse finita, che non ci sarebbe più stata guerra perché noi eravamo quelli bravi e quelli buoni che avevano fatto la cosa giusta Questo è il buonismo al quale vorremmo dire basta ed è la… Prego Ma chi vi ha venduto l’idea che avreste avuto la pace – come tanti scritti dimostrano – sapeva benissimo che vi stava vendendo la guerra Quindi lei non se la deve prendere con me, io queste cose ecco Allora poi dopo se c’è un secondo giro lo potrà dire dal pulpito Ci siamo capiti? Attenzione ai raffinati intellettuali che vi propongono cose che non ci sono Noi siamo qui di passaggio su questa simpatica terra – questo luogo dovrebbe ricordarcelo -, la guerra c’è: vogliamo combatterla con dignità E questa è la novità rispetto a chi c’era prima